20 anni fa io c’ero.
Mi hanno tagliato la pancia per farti nascere. Il mio corpo non è arrivato alla fine dei nove mesi di gestazione, ha deciso per me (e per te) che dovevi arrivare un po’ prima. Ancora piccolino, ma bellissimo.
La notte dell’attesa io e tuo padre l’abbiamo dedicata a decidere il tuo nome. Ancora dieci alternative c’erano nella rosa dei prescelti (non chiedermi quali perché ne ricordo a malapena un paio) e non eravamo pronti. Così abbiamo fatto dieci biglietti con i nomi e ne abbiamo estratto uno a testa: io ho estratto Alessandro e lui Pietro. Devi a tuo padre il tuo nome. Piaceva a entrambi, come tutti i dieci nascosti nei foglietti, ma è stato lui a pescarlo tra le possibilità ed è stato lui a mettere l’ultima parola su quale sarebbe stato tra i due finalisti. Io dormivo.
Mi sembrava così ‘grande’ quel nome per te che eri uno scricciolo di poco più di un chilo e mezzo, eppure quel nome è stato tuo dal primo momento e ci sei cresciuto dentro. Non potrei immaginarti con altro. Forse proprio quella ‘grandezza’ ci ha portati spesso ad affibbiarti il diminutivo di ‘Pietrino’: il nostro modo per farti sentire il nostro cucciolo d’uomo da crescere.
La mattina del 20 giugno abbiamo trascorso le ore giocando a carte, in quella stanza d’ospedale, che ormai mi accoglieva da diversi giorni, davanti alle finestre con una giornata di sole estivo già bollente che però noi non sentivamo nella nostra bolla artificiale. Fintamente indifferenti al miracolo che stava per avvenire, impauriti dagli imprevisti che avrebbero potuto esserci (mancavamo ancora dell’attitudine a mettere in conto gli imprevisti – attitudine a cui tu e tuo fratello ci avete poi abituati negli anni), pescavamo, scartavamo, ci impegnavamo a vincere una partita che poi è rimasta sospesa, decretando entrambi vincitori e premiati con il tuo arrivo.
Non ho sentito il tuo piangere alla nascita, non ti ho avuto addosso appena estratto dalla culla naturale che era la mia pancia, ma ciò che importava sopra ogni altra cosa era che stavi bene.
Io ti ho visto la prima volta solo il giorno dopo. Quando le forze me lo hanno permesso. Ma ho visto la tua foto, con un ciuccio enorme e la faccina un po’ stropicciata. Le mani minuscole, i piedi minuscoli, un piccolo essere perfetto in miniatura. Eri tu.
Oggi non sarò con te. Succede nella vita e non è forse nemmeno così necessario. Certo, mi dispiace.
So bene che la vicinanza può manifestarsi in altre forme e quella fisica ne è solo una delle tante.
Ma so altrettanto bene che anche la distanza può manifestarsi in tante forme e quella fisica ne è solo una delle tante.
Con tutto l’amore del mondo.
Tua ‘madre’.
Auguri e … sempre bello leggervi!
Augurissimi a Pietro!!È sempre bellissimo leggerti Lorenza!! La profondità delle tue parole, le forti emozioni che che provochi, ti rendono unica !!ma Lo sei sempre stata ti conosco da quando avevi forse 10 anni ,e che tu fossi cn un intelligenza vivace e particolare ti ha sempre distinta !!auguri Pietro!! Auguri alla Mamma ..di cui noi siamo le artefici di questo amore unico ed incondizionato !