Se non ti conosco, non ci siamo mai visti, magari nemmeno salutati prima, il ‘tu’ è concesso solo se hai meno di dodici anni o più di settanta e assomigli a Nonna Papera intenta a cucinare una crostata. Il ‘lei’, ti assicuro, non mi fa sentire né vecchia, né più ‘signora’ di quanto non lo sia per l’anagrafe, ma mi predispone al saluto e all’ascolto in uno stato d’animo migliore e, ti assicuro ancora, più conveniente anche per te, anzi anche per ‘lei’.
Non è questione di formalità, ma di educazione e rispetto.
Il ragazzino per strada che stava per venirmi sui piedi con la ruota posteriore della bicicletta e si è girato, accortosi della mia presenza, dicendomi ‘scusa’, è stato garbato nello scusarsi (cosa indubbiamente apprezzabile, oltre che dovuta), ma ha usato una forma impropria. Gliel’ho detto, rispondendogli con gentilezza ‘Tranquillo, nessun problema (il mio piede era in salvo e, anche ci fosse arrivato sopra non sarebbe cambiata la mia risposta per un errore di distrazione). ‘Scusi’ sarebbe stato però meglio’. Sono una boomer? Una ‘vecchia’? Una anziana signora pedante e noiosa? Probabilmente sì a tutte e tre le domande, ma visto che un quindicenne è perfettamente in grado di distiguere tra un suo coetaneo e un adulto, tra un amico e un genitore di un amico, pretendo che venga usata la forma opportuna. Se poi si troverà a frequentare con assiduità la mia casa, per conoscenza di uno dei miei figli, con il tempo e con pazienza potrà a arrivare a darmi del ‘tu’, se sarò io a suggerirglielo.
Non è questione di formalità, ma di educazione e rispetto.
L’allegro signore che si è presentato a casa per farmi un preventivo di un lavoro e mi ha apostrofata con il ‘tu’, neanche fossi sua figlia o una sua amica, appena messo il piede dentro la porta, lo avrei volenteri invitato a uscire dalla stessa se non avessi avuto bisogno della sua professionalità (sperando che almeno in ciò che lo compete ce l’abbia… dato che gli ho confermato il lavoro). Sono purtroppo convinta che, se avesse trovato un mio coetaneo ad aprirgli la porta, al ‘tu’ sarebbe arrivato almeno dopo tre o quattro scambi. Perché sono certa che ci sarebbe arrivato, ma il dubbio di poterlo fare senza permesso lo avrebbe trattenuto per qualche minuto in più. Io ho continuato imperterrita a dargli del ‘lei’, mettendolo evidentemente in difficoltà visto che ogni tanto è passato da una forma all’altra non riuscendo a comprendere che la mia cortesia non era un lasciapassare per una confidenza per la quale non ho alcun interesse, ma semplicemente l’educazione di cui sopra.
Ho sempre cercato di insegnare ai miei figli a usare il ‘lei’ e assicurarsi di accedere ad una prossimità di saluto maggiore chiedendone il permesso. Credo che lo abbiano sempre fatto, anche il mio piccolo sciammi ;-), differentemente da molti suoi amici o amici di Pietro. Non tutti: qualcuno, perla rara, forse più per timore che per reverenza, continua a darmi del lei a distanza di anni e questo mi fa sorridere apprezzandone l’educazione.
Non è il ‘tu’ che mi fa sentire giovane, non è il ‘tu’ che definisce i confini della nostra relazione se te ne sei appropriato per leggerezza o superficialità, non è il ‘tu’ che cambierà il contenuto del nostro dialogo, anzi potrebbe farlo suonare stonato e fuori luogo e non sarà il ‘lei’, seppure identificativo di una distanza tra di noi, dovuta ad età, non conoscenza, ruolo nel momento dello scambio, a rendermi meno attenta, empatica o accogliente. Anzi.