Non smetto mai di parlare.

E’ un po’ di più… lascio?

No, no, neanche un minuto in più del 2025, grazie. Tolga, tolga. Non è per il prezzo, sa, ma 365 giorni del 2025 sono sufficienti e già avanzano.

Un anno intenso, pieno di emozioni, in una scala che va dalle cupe alle splendenti, vissuto con il piede sull’acceleratore, pronta a tagliare il traguardo tra pochi minuti. Sopravvissuta, ancora sorridente, acciaccata, ma ricucita (in tanti sensi), pronta ad affrontare il nuovo anno piena di aspettative e di bei progetti.

Il dolore della perdita… lascio? No grazie, tengo la malinconia dell’assenza, quella che accompagna i pensieri che vanno a lei, i ricordi che fanno capolino inaspettati, il desiderio di condivisione delle gioie che rimane insoddisfatto, la consapevolezza dell’essere orfani.

I viaggi, i week-end, i giringiro…lascio? Lasci, lasci, anzi raddoppio. Italia, Europa, mondo, ogni destinazione è buona per cambiare orizzonte, per scappare dal ‘qui oggi’ e riprendere fiato, per riempire gli occhi di bellezza, arricchire la mente di ispirazione e nutrire il cuore di passione. Ai tanti che, incontrandomi per caso in questo lungo anno, mi hanno detto ‘ma sei sempre in giro’, vorrei rispondere che sono comunque molti di più i giorni che dedico al lavoro di quelli che mi permetto di trascorrere in giro e che è molto più facile di quanto si pensi: prenotare in anticipo per risparmiare, rinunciare a ore di riposo e di sonno, non mettere limiti al desiderio e all’aspirazione in nome di una consuetudine che avvelena la libertà.

Il teatro, i reading, la scrittura…lascio? Lasci, lasci, sia mai che abbandoni ciò che mi fa sentire viva, mi offre spazi di libertà espressiva senza vincoli, mi carica di energia positiva e mi regala una soddisfazione senza eguali. L’applauso del pubblico, l’allegria leggera delle serate di preparazione, le aspettative e la fiducia dei compagni di viaggio, le emozioni vere, la perfetta scusa per non aver tempo per palestra e pilates. Semplicemente vita. I miei vecchietti che sorridono, Jacominus e la sua zampetta stramba, le carezze regalate, le grandi donne della storia, gli occhi sgranati, la baceria di Felice, i ricordi condivisi, il piccolo Babbo Natale, le parole incomprensibili che diventano racconto. Non c’è nulla di avanzo, nulla scade, si consuma e ne vado ghiotta.

La rabbia, l’insoddisfazione, il fastidio per ciò che avrebbe potuto essere diverso… ? Tolga, tolga. Non un grammo in più grazie, fatico a digerirlo. La quantità minima necessaria da ricetta, ma nulla di più. Inevitabili disturbi del quotidiano, insaporitori naturali della vita, ma da dosare con cautela.

I sorrisi davanti allo specchio, le canzoni ballate in modo scomposto in casa, le parole sbagliate, la sensazione di felice libertà di essere? Lasci la prego, anzi abbondi, al massimo congelo e tiro fuori all’occorrenza. Mentre passo in faccia olio detergente, mousse delicata, siero levigante e crema idratante (un’operazione di sufficiente lunghezza da accogliere pensieri e riflessioni anche di prima mattina) e mi scopro a sorridere all’immagine di me stessa riflessa nello specchio, nonostante la pelle non perfettamente tesa, nonostante la fresca cicatrice sul naso, nonostante le curve abbondanti e inevitabilemente non nel posto giusto, nonostante tutto ciò che non corrisponde a un’immagine ideale del corpo di una donna in perfetta forma, provo una sensazione di felicità e soddisfazione per il punto della vita in cui mi trovo e che ho raggiunto rimanendo fedele a me stessa, riconoscendomi in ogni ruga del viso e in ogni chilo di troppo.

I figli…? E cosa vorrebbe fare, toglierne un pezzetto? Abbondi pure, ne vado così pazza da rischiare una indigestione ogni volta che mi ci avvicino. Complemento ideale per ogni momento della giornata, talvolta pesanti per troppa sapidità, talvolta perfetta conclusione di un pasto soddisfacente, restano al primo posto nella mia vita. Nonostante la paura di vederli soffrire, di vederli sbagliare, o semplicemente di non vederli. Nonostante la preoccupazione per il poco sonno, ma anche per il troppo sonno, per il poco cibo o per il cibo sbagliato, per la troppa vita, ma anche per la ‘poca’ vita. L’amore per loro due mi riempie ogni cellula del corpo, talvolta annebbia il cervello e mi costringe a doparmi di integratori per riacquistare concentrazione ed energia. Ma lasci, non si preoccupi, ho scelto di rinunciare alla giusta porzione nel momento stesso in cui mi hanno guardata per la prima volta.

La Nutella, il pasticciotto, il bigné allo zabaione… lascio? La prego no, non voglia il mio male. Già così mento alla mia nutrizionista dichiarando una ridotta frequentazione degli zuccheri, se abbonda anche nel taglio mi costringe a una resa inevitabile davanti all’evidenza della loro superiorità sulla mia capacità di limitazione e contenimento del desiderio. Lo faccia per il mio bene e soprattutto per la mia dignità.

Altro? Sì grazie, amicizia, amore, salute, stupore, felicità al naturale, pazienza (una buona dose a lunga conservazione), entusiasmo e sorrisi, quelli della qualità migliore che avete.

E’ tutto? Sì, nella lista non ho segnato altro. Poi se ho dimenticato qualcosa al massimo ritorno. Fate orario continuato vero?

Buon 2026. Così. Ironicamente io.

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